sexta-feira, 4 de janeiro de 2008

Cyntia, la doriana carioca innamorata del "suo" capitano

Começo o Ano Novo muito bem. Há cerca de um mês atrás recebi um e-mail de um jornalista italiano, Federico Berlingheri, que havia visitado o 'Psicologia de Um Vencido'. Até brinquei com ele dizendo que respirava Sampdoria o dia todo. Pois bem, Federico me entrevistou e escreveu esse artigo muito bacana. Grazie Federico.
Considerando que 'mio capitano' continua na Sampdoria, não posso me queixar.

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Milano-Genova-Rio de Janeiro. Un sussulto lungo più di novemila chilometri. È quello che avrà di sicuro fatto Cyntia una volta venuta a conoscenza del desiderio dell'Inter di strappare Sergio Volpi alla Sampdoria. Sì, perché la Cyntia in questione, pur essendo concittadina di Ronaldo, non tifa Milan; pur facendo Santana di cognome, non tiene per la Fiorentina. Cyntia, trentaduenne professoressa d'Inglese, cultrice di Henry James e Jane Austen, blogger incallita (http://psicologiavencido.blogspot.com/ l'indirizzo del suo sito web), è infatti una grande tifosa sampdoriana, letteralmente innamorata del “suo” capitano, che - per sua fortuna -, malgrado le lusinghe nerazzurre, continuerà ad ammirare in blucerchiato.

Una passione nata - è proprio il caso di dirlo - da lontano quella dell'insegnate carioca per il regista di Orzinuovi, viva già da quando Volpi giocava con la casacca rossa del Piacenza (“L'ho sempre ritenuto un grande calciatore, di talento - spiega Cyntia in un Italiano impeccabile -, che però non ha mai avuto chance di giocare in una grande squadra e per farsi notare appieno dai ct della Nazionale”). Poi, l'arrivo a Genova ha fatto il resto. “Il tifo per la Sampdoria è nato proprio durante l'anno dell'ultima promozione in Serie A - ammette Cyntia -. I colori mi affascinavano davvero. La tifoseria e la città pure. Difficile spiegare perché e quando, di preciso, ho cominciato a tifare Samp. Di sicuro Sergio Volpi è il mio calciatore preferito. Da sempre. Ed il suo approdo in blucerchiato è stato determinante per me”. Il Doria però non le era affatto sconosciuto, neanche quand'era bambina e seguiva la Serie A al fianco del papà. “Qui in Brasile abbiamo alcune emittenti televisive che trasmettono il calcio italiano - continua Cyntia -. Lo seguo con passione da quando ero più giovane. Dopo il Mondiale del '90, le partite furono trasmesse con più continuità, mio padre non ne perdeva una ed io con lui. All'inizio, però, non avevo una squadra per la quale fare il tifo. Il Brasile, si sa, ha sempre ceduto grandi calciatori al vostro campionato: il primo che ricordo è Zico che militava nell'Udinese. Poi ci sono stati altri, come Taffarel, uno dei miei preferiti, nel Parma e Toninho Cerezo proprio nella Sampdoria”. Con Toninho blucerchiato - recitavano le strofe del samba firmato fratelli De Scalzi e Federico Sirianni - il Brasile è anche po' qua. E viceversa il Doria era anche un po' in Brasile. Gli echi di quel calcio samba che più samba non si può, di quella grande squadra che mieteva successi in Italia e in Europa giungevano infatti addirittura dalle parti del “Mário Filho” di Rio, più noto come Maracanã, dove Cynthia viveva e vive tuttora e può confermare: “Cerezo a parte, la Sampdoria era assai conosciuta qui in Sud America, nel mio paese in particolare, e di conseguenza anche io, grande appassionata di pallone tricolore, non potevo fare a meno di conoscerla: sapevo dello Scudetto conquistato nel '91 con Vialli e Mancini, i Gemelli del gol, protagonisti; conoscevo Pagliuca, poi ceduto all'Inter. Di Attilio Lombardo inoltre conservo un piacevolissimo ricordo”.

Già, un ricordo. Di quella Sampdoria resta poco e altro, ma, a dispetto della lontananza, dell'Atlantico di mezzo, l'attaccamento per quella maglia, per quei colori resta intatto, anzi, aumenta col passare del tempo. “Quando, non capita spesso, trasmettono alla televisione le partite della Samp - conclude Cyntia - non esco di casa, non parlo al telefono. Rimango attentissima per novanta minuti e oltre. Non posso assolutamente distrarmi. Dico sempre ai miei amici che la mia non è una squadra come le altre, il Milan, l'Inter o la Juve, le più famose e seguite: ogni occasione di vedere la Sampdoria 'dal vivo' è speciale ed io non posso fare a meno di farlo, non posso fare a meno di lei”. Di lei e, ovviamente, del “suo” capitano di lungo corso, quel Sergio Volpi che, ogni domenica, sostiene con calore anche a più di novemila chilometri di distanza.

Federico Berlingheri